DELLE FAMIGLIE ALLARGATE #unatribucheballa

Quando leggo o ascolto commenti tipo " ma che cosa bella la famiglia allargata " sorrido con il sorriso piu' sincero che mi riesce e cambio discorso. E' bello essere tanti,  è bello avere la casa piena di bambini come la nostra, che forse giusto la famiglia Bradford. E' bello godere della gioia e della loro presenza, del riflesso della felicità negli occhi del tuo compagno. E' bello vederli giocare, riempire le loro mani di anguria e lasciarli ridere e leccare le dita zuccherine. Riempire il frigorifero e poi ritrovarsi a ridere che quanto mangiano. E' fantastico portarli al parco ma anche godere del silenzio della casa la sera, con la consapevolezza che sono tutti qui con noi, ad un respiro.
E' difficile, è un percorso ad ostacoli, è un continuo mediare e prendere le misure dagli altri genitori che non ci sono, tra i bambini stessi che si ritrovano a condividere spazi e giochi e attenzioni. E' un avvicinarsi continuo ed un allontanarsi improvviso. Sono sguardi d'intesa e sguardi di terrore che in fondo i genitori per quanto spavaldi e sicuri e preparati, poi stanno sempre lì a pensare che anche i piu' piccoli dettagli possono creare disastri nella formazione dei propri figli, come se dimenticare la merenda della scuola fosse un dramma, che mia mdre non se ne è mai preoccupata, ma forse lei non se la dimenticava mai.

In una famiglia allargata conta il si salvi chi puo', anche solo per andare in bagno, conta il prima e il dopo e poco veramente poco il durante, contano i sorrisi e contano le grida solo se equamente distribuite, contano i pensieri di liberazione che poi pero' al primo silenzio diventano nostalgia. Contano gli abbracci e le carezze e le favole prima della buonanotte, contano i sorrisi del buongiorno, conta l'egoismo del "dividiamoci" e del "riposati ci penso io". Contano i giorni tra un'alternanza e l'altra che se riempiti di buoni ricordi sembrano volare via. 
E' solo questione di distanze da riempire, te lo ripeti da quando stamattina la casa si è svuotata. Le distanze tra me e lui, quelle tra me e i miei figli e i suoi figli e viceversa, quelle tra di noi e i genitori dei nostri figli. Distanze che si accorciano e si allungano. Una mano aiuta, una carezza, una telefonata, un occhi negli occhi, ma poi si torna sempre lì con quel cuore che sembra sempre a metà. E ti torna in mente l'immagine di quattro piccoli paia di piedi e dell'armonia di quell'attimo e quando stai lì con quella metà vuota, tutto sembra in equilibrio, ma sempre troppo precario. Loro, i bambini sono la colla. Sono la misura della distanza. Sono gli abbracci che colmano i vuoti, i miei e i suoi, i nostri.Siamo NOI che abbiamo deciso di camminare fianco a fianco, non uno dentro l'altra, quello non funziona piu', almeno non per me, Camminiamo insieme mano nella mano, una mano con stretta salda alla sua e l'altra pronta ad accogliere sempre i miei figli. NOI insegniamo ai nostri figli a lasciare sempre una mano libera, perchè quando si è tanti e si balla e si vive, c'è sempre qualcuno che ha bisogno di aiuto. Sempre. Questo è la nostra tribù, una grossa catena. 
O forse più una fila lunghissima, come direbbe il nano. (per il bagno, aggiungo io)

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