Post BlackBerry? Guardiamoci intorno.

E cosi ci siamo. Quale sia la vostra personale analisi sulla passata trimestrale, vi dico la mia. Divisione hardware alla frutta, il resto non convince e comunque non decolla. Anche queste mitiche “piattaforme software” purtroppo non rendono abbastanza, nonostante gli sforzi. In ogni caso per la parte device mobili l’aria è pesantissima. Risultati pessimi e futuro incerto. 

Proviamo a chiederci, quindi: quale futuro può delinearsi per l’utenza BlackBerry? 

Con questo articolo vogliamo provare ad accompagnare i lettori verso la comprensione degli “altri mondi” e delle varie opzioni possibili. Una ipotesi alternativa di titolo avrebbe potuto essere appunto: Cose degli altri mondi.

Ma prima una breve premessa di carattere personale. Da sempre utilizzo ogni possibile sistema operativo, mobile e desktop. Per lavoro, hobby e per puro piacere e ritengo (da sempre) il prevedibile schiacciamento (che adesso si sta verificando davvero) del mondo mobile sul duopolio iOS / Android una sciagura nefasta, un impoverimento per tutti gli utenti ed un rischio per le nostre “vite digitali” che saranno sempre più in mano sostanzialmente a due soli competitor.

Riguardo BlackBerry penso anche che il PRIV sia stato un ottimo tentativo (ed un ottimo device) ucciso da un prezzo esorbitante e una distribuzione (e comunicazione) tutte da ridere, nella migliore tradizione BlackBerry. Su BB10 ritengo inutile piangere sul latte versato, gli errori sono stati innumerevoli e vengono da lontano. A questo punto se vorranno veramente produrre altri terminali (e possono essere così pazzi da farlo), saranno device basati su Android.

Quindi, il tipico utente BlackBerry cosa deve fare del suo device BlackBerry 10 in questo contesto?

Come un impero non crolla mai in pochi giorni, BlackBerry 10 potrà ancora accompagnare l’utenza per un buon anno e mezzo (anche due) senza alcun problema. Non ritengo si debba correre a vendere subito il proprio BB10 (se oggi ci soddisfa).

Detto questo, il futuro ovviamente non è mai prevedibile. Specialmente con una azienda come BlackBerry! In ogni caso, cominciamo a descrivere le possibili alternative a BlackBerry 10 a partire dall’universo Android.

Android è strutturalmente simile a BlackBerry 10, si tratta di architetture che condividono molti presupposti tecnologici. Sono entrambi UNIX like e (ad esempio) presentano all’utente un vero e completo multitasking. Per questo – per l’utente BB10 tipo – l’opzione Android è senza dubbio la prima che viene in mente.

I vantaggi del passaggio ad Android per l’utenza BlackBerry 10 sono:

Weareable

Tutto ciò che è “Weareable” funziona con Android. Chi è abituato alla dieta stretta imposta da BB10 con Android rischia di impazzire. Smartband, smartwatch, Droni, Elicotteri, Frigoriferi e Ombrelli digitali. Tutto si può interfacciare con Android.

Android ha un legame strettissimo col mondo weareable

Posta, messaggistica e calendario

Tre funzioni di base, due opzioni nelle quali BB10 è sempre stato forte. A parte soluzioni “forzose” (comunque possibili, come installare l’HUB del PRIV su altri device) Android non ha qualcosa di simile ad un HUB per la posta ed i messaggi. Nel tempo sono uscite alcune applicazioni che ne mimavano il concetto, ma nessuna secondo me ha centrato l’obiettivo.

Ad eccezione del PRIV quindi, sugli altri Android dovrete cambiare qualche abitudine relativamente alla gestione della messaggistica. Ogni Android ha due client di posta, quello standard POP-IMAP (simile a Outlook su PC per capirsi) ed il client GMAIL che è una app che restituisce in forma diversa la webmail di Google.

Nel mio caso l’intera mia vita è basata su GMAIL che è per me posta, to-do, sistema di appunti e note. Per questo utilizzo la app di Gmail. In ogni caso per la gestione delle mail, il client di base è efficace e funziona come deve (meglio di Mail su iOS e la sua proverbiale lentezza, per capirsi).

Le mail nel client email, gli SMS nella applicazione dedicata, i messaggi Facebook nella app dedicata e così via… Scomodo? certamente HUB su questo è una soluzione vincente, ma la scomodità può essere relativa, dato che ogni Android ha già una sorta di simil-HUB: La zona delle notifiche.

Accedendo all’area notifiche infatti si possono vedere tutte le comunicazioni in ingresso delle varie app e a colpo d’occhio e leggere e rispondere. Ci si abitua subito, meglio se si spengono le notifiche di servizi inutili (come i giochi) e si lasciano attive solo le notifiche che ci interessano davvero. Nelle ultime versioni di Android peraltro le notifiche vi raggiungono anche nella schermata di Lock Screen. 

Posta contatti e calendari funzionano generalmente bene e sono aggiornati, quelli della piattaforma Google ovviamente al meglio, ma anche Outlook, Hotmail e gli altri in standard Microsoft, CalDAV e altri.

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La timeline delle varie release di Android, sino a KitKat (2013)

Il sistema operativo

Android è un sistema diviso in 3 “aree” concettuali. La zona notifiche cui si accede con uno swipe dall’alto verso il basso, una o più “home page” visibili direttamente accedendo al terminale (e dove si possono collocare app e widget più usati) e l’app drawer (cassetto delle App) da dove si ha accesso a tutte le applicazioni installate. Ci sono poi i widget che sono elementi informativi-interattivi che possono essere collocati nelle home.

Ad eccezione dei device asiatici (vedere più sotto in questo articolo) l’interfaccia è tutta qui. In ottica utenza BB10 i widget sono una sorta di sostituto degli Active Frame (ma più potenti e flessibili) e se attivati non sono mai chiusi. I widget sono opzionali, molti utenti abbondano nell’uso, altri (il mio caso) li riducono al massimo.

Pregi, difetti, miti

Tra i pregi senza dubbio la scelta vastissima di terminali per ogni gusto e ogni prezzo. Abituati alla dieta BlackBerry si rischia l’indigestione. Poi ovviamente le applicazioni, altro aspetto sul quale l’utenza BB10 è spiazzata. Immaginate una cosa qualunque e troverete (per quella cosa) una app già pronta. Banche, browser alternativi, dizionari, giochi, editor video, editor audio, software da ufficio e altro. Lo store Google non ha limiti.

Tra i “miti” vi è quello della sicurezza. Tra mito e realtà c’è da dire che Android ha due caratteristiche che sono la sua croce e la sua delizia. Il “core” è aperto, ed è un OS estremamente diffuso (di gran lunga il primo al mondo).

Diffuso e interoperabile, quindi facile potenziale target per azioni che mettano a rischio la sicurezza.

In realtà se l’utente non esegue root e non installa applicazioni da posti strani (e la possibilità di farlo deve essere attivata dalle impostazioni, attimenti non è possibile) non ci sono rischi particolari.

Eseguire comandi con i privilegi di root nei sistemi UNIX significa prendersi (letteralmente) i privilegi di “Dio”. Root è l’utente amministratore e dispone dei livello massimo di privilegio possibile ed eseguire comandi in questa modalità può esporre il device a rischi veramente seri.

Ho visto utenti – senza alcuna competenza specifica – eseguire alla leggera script scaricati da internet per avere i privilegi di Root, solo per eseguire il classico giochino a pagamento, preso gratis dallo store cinese ufficioso… Che è come correre a 300 all’ora, senza cintura allacciata, su una strada stretta di notte e mentre piove. Onestamente – se poi accade qualcosa – non si può dare la colpa alla vettura.

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Per contro all’utente “che sa” si apre un mondo di personalizzazione che può essere solo immaginato con le altre piattaforme, cambiare OS, modificare pesantemente il sistema e le applicazioni. Sono cose che Android permette, ma non sono cose che per questo devono essere  fatte. Se non se ne ha la competenza.

Se si prende un device Android e si utilizza – semplicemente – dentro i limiti previsti dal produttore e dal sistema (a garanzia dell’utente) non si corrono rischi evidenti, le versioni di Android 4.4, 5 e sopratutto la 6 coprono tutte le esigenze di sicurezza di base – compresa (dalla versione 6) la granularità dei permessi ad applicazioni e servizi.

Tra i difetti della piattaforma la famosa frammentazione. Cioè la non garantita aggiornabilità di un dato device alla ultima versione del sistema operativo. Se l’utenza BB10 è abituata al fatto che ogni smartphone viene sempre aggiornato all’ultima versione di BB10, questo non avviene per la piattaforma Android dove – Nexus a parte – non è detto che un produttore supporti più di uno o due aggiornamenti di sistema.

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La diffusione delle versioni di Android fonte: android developer http://developer.android.com/intl/ja/about/dashboards/index.html

Anche in questo ci sono brand più virtuosi e brand che lo sono meno. Xiaomi brilla con i suoi update settimanali, Motorola è allineato con la linea di rilascio diretta di Google, HTC e SAMSUNG sono invece sempre andate ad aggiornare a singhiozzo. Come LG. Qualche terminale si, altri no.  In ogni caso 2 anni è la vita media di un terminale Android. Oltre non è detto si possano più eseguire aggiornamenti del sistema operativo, a parte le bugfix che possono andare anche oltre.

Terminali da considerare

Si comincia con il BlackBerry PRIV, come prima opzione possibile e “naturale” per l’utente BB10. PRIV è un terminale di qualità, le due tastiere software e hardware sono le migliori nel panorama Android, lo schermo è notevole e la batteria e le prestazioni più che adeguate. BlackBerry ha lavorato molto bene anche sul software, l’interfaccia di sistema è pulita e veloce e le applicazioni (HUB su tutti) faranno sentire l’utente BB10 a casa più che usando altro. Sfortunatamente il pessimo marketing che caratterizza BlackBerry ha fissato per PRIV un prezzo onestamente non definibile in altro modo che assurdo.

BlackBerry PRIV

Nexus

I Nexus sono device che nel tempo sono stati prodotti da varie aziende (Samsung, LG, HTC, Motorola, Huawei) per conto e “sotto dettatura” di Google. Sono i device di riferimento, quelli che in origine Google intendeva come demo della piattaforma Android. Nel tempo i Nexus hanno perso questa caratteristica di “demo showcase” ma è rimasta la leggendaria pulizia e velocità del sistema. In un Nexus trovate sempre l’ultimissima versione di Android e l’esperienza d’uso è di “Android puro”. Solo software Google, anche a costo di doversi scaricare qualche applicazione di terzi dallo store.

I Nexus si aggiornano sempre tramite i server Google, all’uscita della nuova release senza attendere i comodi del produttore del telefono. Questa cosa da sola ne vale l’acquisto, se volete mantenere Android costantemente aggiornato.

Non credo si possa dire di avere usato davvero Android se non si è mai utilizzato almeno una volta un Nexus, perchè anche se oggi la tendenza (finalmente anche per Samsung) è quella di andare a eliminare il “bloatware”, la pulizia dell’interfaccia dei Nexus resta il riferimento.

Google NEXUS

Motorola

Conosciamo tutti le vicissitudini dell’ex grande marchio americano, ora di proprietà dei cinesi di Lenovo. Forse non tutti sanno però che i Motorola sono considerati i “nexussini”.

Un device Motorola (anche il poco costoso Moto E) si aggiorna all’ultima versione di Android e presenta una interfaccia stock senza aggiunte arbitrarie. Tutto il software precaricato dalla casa (e non compreso nel rilascio Android originale) si limita a un paio di utility (eliminabili) ma molto utili.

Moto E

Moto G (varie versioni)

MotoX  (varie versioni)

Samsung

Samsung è per certi aspetti “l’iPhone del mondo Android”. L’ultimo device che ho apprezzato e trovato innovativo tra quelli “generici” è stato Galaxy S5 e tra quelli “specifici” il Note (nelle sue varie versioni) per la bellissima penna utilissima per scrivere e disegnare. Per il resto ritengo i Samsung (nei vari modelli) dei “mee-too” di Apple, ottimi device (specie adesso che hanno ridotto di molto il numero delle loro applicazioni precaricate) ma spesso troppo centrati sul solo fattore “moda”.

Quello di Samsung rimane comunque un Android lontano dall’esperienza stock che si prova con Nexus e Motorola e per avere device validi bisogna guardare dalla gamma medio alta in su. Quelli di gamma media e bassa sono da evitare. Tra i device attuali mi sento di consigliare soltanto S7.

Galaxy S7

Altri produttori

Abbiamo poi “l’onda asiatica” (cinese) che sta entrando di prepotenza nel mercato con smartphone molto performanti a prezzo aggressivo. Nel gruppo degli “asiatici” si trovano tuttavia alcune caratteristiche di base. Caratteristica hardware comune è la possibilità del dual sim e l’uso di processori diversi dai “soliti” Snapdragon (Huawei ad esempio monta una propria famiglia di processori).

Dal lato software l’onda asiatica si basa su versioni molto personalizzate di Android. tanto personalizzate da essere totalmente diverse ed irriconoscibili rispetto ad Android di base. Ovviamente il core ed il kernel sono quelli rilasciati da Google, tuttavia l’interfaccia utente è quasi sempre totalmente riscritta. Sembra che gli asiatici non gradiscano le “home” separate dall’app drawer e quasi tutti i device presentano quindi una interfaccia che ne è priva. Tutte le applicazioni installate sono quindi collocate direttamente nelle varie schermate home. Come avviene per iOS di Apple.

Filosofia discutibile ma è un problema di gusti cui comunque ci si abitua presto. Tra tutte le varie incarnazioni di questa filosofia trovo il sistema MIUI (Android in versione Xiaomi) il più efficace, subito dopo la EMUI di Huawei, al terzo posto l’incarnazione di LG meno piacevole ed efficace delle altre due.

In ogni caso il produttore più interessante oggi è Huawei (non a caso in forte crescita) dato che in Italia gli Xiaomi non sono ancora importati ufficialmente. In ogni caso, i device da nominare in questa categoria:

XIAOMI MI4 e Mi4i, XIAOMI MI5 (link non ufficiale)

HUAWEI P8,

LG G4

Menzione d’onore al P8Lite di Huawei che con meno di 180 euro vi mette a disposizione uno smartphone fulmineo e completo.

Non includo nei device suggeriti OnePlus (e qualcuno si indispettirà) ma la distribuzione poco efficace in europa e la bassa affidabilità dimostrata dal punto di vista hardware mi portano a sconsigliarne l’acquisto. Una occhiata ai Meizu – nel cui catalogo ci sono buoni device – conviene invece darla.

Speriamo che questa introduzione vi sia stata utile, volutamente non siamo scesi a livello eccessivamente tecnico perché – per comprendere una piattaforma-  le caratteristiche di base contano spesso molto di più della tipologia del processore.

Per ogni domanda siamo a disposizione nei commenti. Al prossimo appuntamento ci occuperemo di iOS e dei dispositivi Apple.

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