Sono ormai svariati mesi che, saltuariamente, appare un termine strano sui vari blog e siti web inerenti alla tecnologia: audio a 24-bit. Oggettivamente però in quanti sanno concretamente di cosa si parla? Sì, è facile capire che, se inizia timidamente a giungere nelle varie news inerenti agli smartphone, sicuramente si parla di qualche salto in avanti. Vero, così è, di certo, ma concretamente in quanti sanno qual è la novità che sta per arrivare in formato tascabile sui prodotti che candideremo a diventare i nostri telefoni principali? Inoltre, in tutto il marasma di sigle che vengono periodicamente introdotte nelle schede tecniche, siamo sicuri che questa non sia l’ennesima trovata dei produttori per spingere sull’acquisto di un determinato nuovo prodotto?

Inizierei proprio a ragionare insieme a voi da quest’ultimo punto. È in realtà un concetto espresso più di una volta: le schede tecniche, spesso e volentieri, sono quasi “tutta scena”. Pensateci bene. Bluetooth 4.2, smartphone con 6 GB di RAM, processori deca-core e tanto tanto altro; quanto, alla fine dei fatti, ci interessano davvero? Quanto li sfruttiamo quotidianamente? Ne è valsa davvero la pena spendere quei 100€ in più per un prodotto che presenta tali sigle? Dal mio punto di vista le risposte sono, in ordine, “no“, “meno di zero” e “no“. Questo non va di certo imputato specificatamente ai produttori, perché comunque gli utilizzatori assidui possono godere di determinate caratteristiche e farne un vero e proprio vantaggio; è sicuramente il caso dell’audio a 24-bit per gli audiofili, ma anche di un folle che necessita di aprire in parallelo tre o quattro app pesantissime sul proprio smartphone, magari per scopri professionali, e sceglie una RAM gigantesca. Ovvio che ci si marcia un po’ troppo su, ma si chiama marketing.

Fatta questa premessa, che sintetizza comunque un’evidente necessità di caratteristiche precise solo per determinati utenti e non per tutti (ogni nuova sigla viene fatta passare come quasi una rivoluzione, quando così non è), arriviamo al nucleo del nostro discorso. Cos’è questo audio a 24-bit, in sostanza?

Immaginate stia partendo un sottofondo musicale a la Superquark.

Image Credits: Technics

La qualità dell’audio acquisito all’interno degli studi di registrazione è sempre molto elevata, come immaginerete. Questo un tempo veniva impresso su vinile, in analogico, e poi su digitale, con l’avvento dei CD. Andando avanti, però, l’audio ha subito un cambio di rotta. È infatti arrivato l’avvento della digitalizzazione e nascono l’iPod, i lettori MP3 e in seguito gli smartphone, strumenti che, per motivi tecnici, avevano bisogno di portare al loro interno moltissimi brani. Impossibile praticamente, se non con un escamotage che fosse in grado di rendere l’elevatissima qualità dell’audio acquisito negli studi di registrazione ascoltabile anche in pochi megabyte. Ecco quindi che arriva il grande successo del formato MP3, che ha portato la musica su tutti i vari dispositivi mobili e non. Il codec MP3 ha fatto quello che nessuno era riuscito a fare prima, ovvero comprimere l’audio in modo da ottenere un file tendente all’infinitesimale, con delle ovvie conseguenze anche negative: addio qualità originale, quella garantita da macchinari dal costo tutt’altro che contenuto.

Le cose negli anni vanno avanti, e nasce appunto l’audio a 24-bit. Con questo termine si valuta uno dei vari parametri fondamentali del suono indice di qualità, ovvero la profondità. Regolarmente gli MP3 e tutti i formati con cui siamo abituati ad avere a che fare quotidianamente hanno una profondità di 16-bit, mentre i nuovi prodotti LossLess (termine che indica, in modo chiaro, i file che hanno una perdita del suono il più ridotta possibile) sfruttano appunto i 24-bit. Banalmente, essendo il numeri di livelli in bit maggiore, è facile arrivare all’accezione che 24-bit è meglio di 16-bit.

Audio a 24-bit: inizia l’era dell’alta qualità sonora tascabile

Image Credits: Technics

Breve esempio per capirne il motivo: immaginate il quantitativo di bit come se fossero la grandezza dei tasselli che costituiscono un mosaico fatto per replicare un quadro su tela. Più la grandezza dei tasselli è ridotta, più è possibile incastrarli in modo serrato per rappresentare immagini più dettagliate, più ricche, più simili rispetto al quadro che si vuole replicare. Ecco, la nostra musica originale è il quadro, e l’audio a 24-bit è un mosaico fatto di tassellini molto più piccoli. Tramite questo, con formati audio come il WAV, l’AIFF o il FLAC, è possibile raggiungere frequenze di campionamento più elevate. Questo a cosa corrisponde concretamente? A brani che contengono più suoni, più realistici, più vasti, con un “soundstage” migliore, dove tutti gli strumenti differenti guadagnano il loro posto e si distinguono perfettamente senza collidere con altri.

In termini di numeri, parlando appunto della frequenza, vi basti sapere che un comune CD audio dispone di un range fino a 44.1 kHz, che gli MP3 non vanno mai al di sopra di essa e che invece i formati LossLess, nella forma più elevata, raggiungono anche i 192 kHz. Praticamente più di quattro volte quella offerta dai classici CD audio, notoriamente più ricchi nel suono rispetto ai classici MP3.

Audio a 24-bit: inizia l’era dell’alta qualità sonora tascabile

Image Credits: Technics

Che in merito all’audio a 24-bit non si parla solo di futurismo astratto abbiamo svariate prove. Io in primis, che sono un appassionato di produzione oltre che un audiofilo, dispongo di più schede audio che di stock permettono di registrare audio con codifica a 24-bit. Ne è l’esempio lampante iRig Pro DUO, interfaccia di IK Multimedia che ho avuto modo di recensire proprio recentemente, ma anche una M-Audio USB più datata: è tutto pronto, almeno per quanto riguarda l’acquisizione.

Ciò che cambia è, appunto, la riproduzione, ed ecco che troviamo il nesso alla base di tutto questo discorrere di audio a 24-bit. Sì, perché HTC 10, ad esempio, del supporto nativo all’audio a 24-bit ne fa un vanto, un fregio, che inevitabilmente piace a chi vuole l’audio ad un certo livello. Innanzitutto però, facciamo qualche chiarimento. Non vi aspettate che di “audio premium” si parla, quando questo esce dagli altoparlanti. Perché sì, potremmo stare ore ed ore a parlare di quanto gli smartphone si siano evoluti, migliorando l’audio negli speaker e aumentandone il volume, ma no: l’audio premium è un’altra cosa, e per questo quando fra appassionati si parla di musica ascoltata in modo “serio”, si fa sempre riferimento alle cuffie – o al massimo ad un sistema surround Dolby da stanza, che non è evidentemente corrispondente ad uno smartphone.

Audio a 24-bit: inizia l’era dell’alta qualità sonora tascabile

Il problema però, ad oggi, è essenzialmente uno: quali sono le cuffie per ascoltare audio codificato a 24-bit, LossLess, su smartphone? Risposta rapida: non esistono! Sì, perché sebbene alcuni dispositivi montino dei buoni DAC (Digital Audio Converter) – e ci tenevo a specificare che fra questi non c’è solo HTC 10 ma anche tutti quelli che montano i recenti Wolfson oppure Sony, con la linea Xperia, o LG, col recentissimo LG G5 anche senza DAC Bang e Olufsen -, nessuno può andare ad accogliere un paio di cuffie con prezzi a tre cifre, poiché necessitano di essere supportate da un’impedenza elevatissima. Sì, ennesimo nuovo termine, che potrebbe generare confusione. L’impedenza degli auricolari che troviamo di base nella confezione dei nostri device è di circa 16 Ohm, molto più bassa rispetto a quella che invece richiedono le cuffie per l’ascolto premium di audio. Queste ultime però, utilizzate con uno smartphone, in molti casi neanche suonano: il DAC integrato non ce la fa!

Audio a 24-bit: inizia l’era dell’alta qualità sonora tascabilePer questo sono stati svariati i prodotti anche in crowdfunding che hanno riscontrato un enorme successo negli scorsi mesi e che hanno voluto portare l’audio di livello anche tascabile: con cifre vicine ai 100€ è possibile sceglierne svariati, e il tutto si concretizza in piccoli accessori che si connettono alla porta micro USB o Lightning del nostro dispositivo, alimentandosi eventualmente anche con una batteria secondaria (perché l’energia serve), offrendo un connettore jack per le cuffie.

Ma allora questo “audio a 24-bit” che vediamo associato recentemente agli smartphone è una fregatura? No, assolutamente, perché la novità effettiva è proprio quella di non avere bisogno di un DAC esterno per connettere cuffie di alto livello, anche se, c’è un “se”. Sì, perché una soluzione per risolvere il problema “impedenza e consumi” è stata trovata nel totale passaggio verso il digitale, con le cuffie che, anziché dotarsi di jack audio, trovano proprio all’estremità i connettori micro USB. In tal modo, sfruttando l’alimentazione diretta con lo smartphone e l’interazione con i nuovi DAC avanzati integrati nei prodotti, è possibile andare a sfruttare a pieno l’audio a 24-bit, abbracciando il LossLess a tutti gli effetti.

Il 2016 avrà inizio la rivoluzione a 24-bit, ma si svilupperà nel 2017In tal modo bypasseremo completamente il jack audio integrato nei nostri smartphone, sfruttando le cuffie con connettore prettamente digitale per portare l’audio ad alto livello con noi, ai nostri padiglioni auricolari, ed eventualmente il jack audio per la connessione a speaker, mixer e quant’altro – qualora non sfruttaste ancora il Bluetooth, che ha raggiunto livelli qualitativi impressionanti. Anche in questo caso non si parla di follia: ne sono un esempio lampante i primi smartphone che stanno giungendo sul mercato addirittura senza jack audio. Le conferme più importanti però arrivano dalla stessa HTC, che con una partnership con JBL promette l’arrivo di una paio di cuffie “audio 24-bit ready” che, sfruttando un DAC integrato e un connettore USB Type-C, porteranno a tutti la possibilità di fruire dei FLAC o degli AIFF in modo di avere meno perdita possibile rispetto al suono originale. Ribadiamo: non si parla di fantascienza, ma di una svolta che il mercato dell’elettronica di consumo vedrà già da questo 2016.

Audio a 24-bit: inizia l’era dell’alta qualità sonora tascabile

Le speculazioni sull’adozione di tale tipologia di assetto audio, ovvero fatto fa connettore jack opzionale e cuffiette con connettore dati, sono davvero svariate. Sono infatti sempre più insistenti le voci che vedono Apple riacquisire un ruolo di “innovatrice” (sempre tra virgolette, è appunto un nuovo campo nel quale lavorano tanti nomi) e offrire un paio di cuffiette Lightning all’interno della confezione del prossimo iPhone, il quale dovrebbe eventualmente essere rivisto dal punto di vista dell’output sonoro. Si immagina, si va con la fantasia, ovviamente.

Ma in tutto questo discorso vorrei fermarmi a riflettere su una cosa, secondo il mio modesto parere, fondamentale. Ma quindi, con queste cuffiette nuove, che vantaggi abbiamo? Attenzione, perché è cruciale.

Sicuramente avrete modo di sentire i vostri brani in modo pulito e magari più coinvolgente, ma dopo la premessa teorica fatta più su in questo focus, capite bene che, se ascoltate classici MP3 ultra compressi, di un DAC sofisticato e di un paio di cuffie di nuova generazione potete farci solo una cosa: atteggiarvi. Se non si usa il LossLess, quindi tutti quei formati meno compressi possibili, vicinissimi alla qualità diretta ottenuta nei vari studi di registrazione e produzione, non ha senso puntare su questi prodotti. Insomma, mettete le mani al portafoglio per cose sensate e non vi emozionate troppo se non avete modo di accedere ad una libreria con brani che pesano anche 100 MB l’uno.

Audio a 24-bit: inizia l’era dell’alta qualità sonora tascabileMa ecco giungere ad un’altra, ennesima, ultima conclusione: le conseguenze. Il settore, come ho già detto, si rinnova, si evolve, ed è fisiologico; ciò significa che un avanzamento per ciò che riguarda la parte audio degli smartphone deve esserci (e in molti appassionati in realtà aspettiamo questo giorno da tempo), ma che di conseguenza dovranno esserci degli adattamenti per ciò che riguarda i contenuti. Allo stesso identico modo di ciò che è successo con il 4K, l’avvento dei prodotti per l’audio a 24-bit avrà per forza di cose un momento di “perdizione”, fatto da tutte quelle classiche frasi tipo “ok, ma ora che ci faccio?”. In realtà un punto di partenza importante già esiste, e si chiama Tidal. Il servizio di streaming che ho avuto modo di provare (vi rimando alla recensione di Tidal) dopo il rilancio avvenuto con l’acquisizione da parte del noto rapper Jay-Z permette già da tempo, con un abbonamento tutt’altro che economico, di sfruttare tutti i brani in qualità “HiFi”, ovvero LossLess. Quale migliore occasione sarebbe per provare a vedere cosa è in grado di fare, quando abbiamo uno strumento come il nostro smartphone che è pronto a far suonare davvero le cose come si deve?

L’avvento dell’HiFi toccherà più di un settoreLe conseguenze di tale innovazione arriveranno comunque anche dai competitor, quali Spotify ed Apple Music. Se un giorno un nuovo iPhone dovesse avere effettivamente la novità di un paio di cuffie Lightning, beh, è quasi ovvio che sia il servizio di streaming di Apple che lo stesso store musicale venga arricchito da brani enormi e poco compressi, e che Spotify non ha ha motivo di stare a guardare, visto che è il leader sul mercato. Insomma, ce ne saranno delle belle, ed è praticamente scritto che avverrà anche fra qualche mese.

Ovviamente i brani HiFi impatteranno molto anche sui nostri piani tariffari mensili in mobilità, ma intanto l’arrivo di storage più estesi di base nei telefoni (Apple a parte, che è un caso inspiegabile) potrebbe consentire a tutti di avere più libertà di scaricare album su Wi-Fi direttamente in offline, da portare con sé quando vogliamo. Inoltre, gli operatori telefonici si stanno già espandendo silenziosamente, e proporranno dei piani più ricchi, con più giga, magari a qualche euro in più. L’LTE è ormai molto estesa anche in Italia e salvo casi circoscritti viene anche offerta a prezzo umano. L’arrivo della musica ad alta qualità sui servizi di streaming potrebbe però dare un boost importante alla proposta di mercato, giustificando quindi l’acquisto di nuovi dispositivi e la sottoscrizione di piani tariffari più ricchi, che per forza di cose dovranno mantenersi su cifre umane.

Insomma, è tempo di cambiamento, e l’anno dell’audio a 24-bit per tutti inizia fra qualche mese, anche se diverrà un campo più agguerrito solo nel 2017.

L'articolo Audio a 24-bit: inizia l’era dell’alta qualità sonora tascabile è stato pubblicato per la prima volta su Ridble.

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